Concorso di poesia Un Battito d'Ali 2008 - FINALISSIMA
martedì, gennaio 6, 2009, 05:41 PM
Cari amici e lettori,
eccoci giunti alla FINALISSIMA del nostro Concorso.



I Giurati hanno analizzato attentamente le 4 liriche arrivate in finale

ed hanno cosi deciso:


La Poesia Vincitrice "Assoluta"
della Terza Edizione 2008 del Concorso Nazionale Un Battito d'Ali è....



AUTUNNALE
dello scrittore Renato Fedi (in arte Grisby)



Se questo mondo
poi scendesse a precipizio
senza una cinta a tenerne i resti
il verso delle pieghe avrebbe un senso.

Fossero ripiegati
tutti i pensieri in massa
con una ciotola a farne ripostiglio
un solo uomo potrebbe averne il conto.

Ma qui si prende
e non si dà più indietro
quasi che il piede si posi rigirato
e nel camminare proceda claudicando.

Non ho la stoffa
per cucire una mantella
e resto nudo a vorticar nel vento
come una foglia raggiunta dall'autunno.
.



Congratulazioni vivissime al vincitore
per la sua fantastica e meritata Vittoria!!


Alcuni Giurati, oltre ad essersi espressi attaverso una votazione numerica hanno in più gentilmente stilato delle brevi note critiche sulla lirica vincitrice.

Riportiamo di seguito i testi che ci sono pervenuti in Redazione:


"Descrivo il suo sapore, nè spezie, nè consolazione e quel ritmo altro che lasciano, la malinconia, i pensieri grandi, Atlantide, l'ultimo amore, la mattanza e il taglio della notte.
Ed è pur vero che se tutto è perso rimanere foglia è privilegio d'anima".

Ginevra Brandi



"Questa lirica, così intensa nella sua semplicità, quasi tagliente...
porta al cuore e agli occhi il sapore amore della realtà che viviamo,
l'impossibilità per l'uomo di uscire dall'oblio dei nostri tempi...
Il non cogliere speranza in queste parole, ci cala subitamente e tremendamente nel vento autunnale...nudi e inermi....
è un'istantanea di noi....
noi che siamo un "attimo" autunnale nel turbinio dei tempi...
Complimenti all'autore..".

Alessio Paolillo



"L'autore, costruendo metafore che sembrano non avere un
nesso logico, si rivolge a Dio (un solo uomo), l'unico a
cui potrebbe essere possibile porre un freno al decadere
della società occidentale, ormai priva quasi del tutto di
ideali e costruita soltanto su un egoismo becero. Si cede
nudo ed inerme alla speranza divina come ultima
opportunità.
Tutto il testo ha una notevole musicalità ed una scelta
del lessico che dimostra una notevole maturità poetica..".

Daniela Moreschini



"Diaframmando le strofe, l'autore non si avvale di una poesia formale..
il pensiero poetico si delinea attraverso l'alternanza di dubbi
e descrizioni fugaci

E ne consegue una presa di coscienza da parte dell'autore
"L'autunno....è contingente"
mentre la nudità del corpo trova similitudine con la foglia
metafora degli avvenimenti improvvisi
che travolgono l'esistenza umana

L'autore si riconosce
è
vulnerabile ed esposto al mondo
è
vittima della decadenza del mondo

e ricerca il senso delle cose
celato tra le pieghe della stoffa, del mantello, tra le "piaghe" del mondo

E in
un solo uomo individua la speranza
mentre l'affannoso cammino prosegue
scontrandosi con la drammatica realtà dell'esistenza umana

In tutto questo ...ed in questa profonda e individuale riflessione umana
ritrovo l'assoluta istantaneità di questa lirica
che senza schemi predefiniti dona al lettore e all'autore stesso
l'unica risposta possibile ....
per metamorfosi....natura, umana forma e poesia.....si confondono.."

Pamela Amighini



"Renato Fedi gioca con la ricchezza di immagini di semplice e ordinaria quotidianità <<una cinta; il verso delle pieghe; una ciotola; un piede; una mantella; il vento; una foglia>> mescolandole in intrecci di pensieri che creano armonie di sentimenti ed emozioni che sembrano nascere dall’ incontro confortevole con il conosciuto. L’enfasi dell’appassionata foglia lasciata vorticare nel vento dell’autunno, tracima di umori fragili e incerti, rinvigoriti da un ampio respiro e da una forte tensione morale, virtuosamente espressi dall’autore con un buon equilibrio lirico fra tono e linguaggio. ".

Mara Venuto



"Quattro quartine dense di lirismo
nei quali l'autore descrive un senso di smarrimento palpabile,
percepito come un precipizio al quale si offre senza cintura di sicurezza alcuna.
"Pieghe" e "ripiegati" sono da ritenersi accezioni linguistiche dentro le quali il poeta avrebbe voluto scandire il suo vissuto, custodirlo come nelle pagine di un libro-diario, come in una sindone-lenzuolo dentro cui trovare la dimensione umana che ormai sfugge al suo controllo.

Il Tempo, è il sovrano tiranno che tutto prende e nulla dà indietro, percependo la scansione dei giorni come una perdita irreparabile, come una menomazione, come se il piede proceda claudicante lungo il percorso della vita.
Pensoso sempre è il poeta quando si avvede della caducità del tempo, quando si ritrova privo dei mezzi necessari alla sua stessa sopravvivenza. Non ha stoffa per cucire mantelli di difesa, di riparo, di consolazione.
Egli più degli altri è nudo, spoglio, indifeso, precario. Leggero si ritrova a vorticare nel vento che travolge e tutto porta via. Come una foglia ancora verde e desiderosa di vita, raggiunta dall'autunno, suo malgrado..".

Anna Marinelli



E a voi tutti amici, lettori, sostenitori che ci avete aiutato a portare avanti questo progetto vanno i nostri più sinceri ringraziamenti.

Un GRAZIE IMMENSO inoltre va soprattutto a "Voi", Poeti, Scrittori che avete reso possibile tutto ciò e avete impreziosito le pagine di VolObliquo
con la vostra arte e la vostra sensibilità....


Arrivederci....



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Concorso Un battito d'ali - QUARTA VOTAZIONE, Dicembre 2008
venerdì, dicembre 19, 2008, 12:57 PM
Concorso di Poesia UN BATTITO D'ALI.
4° Votazione - DICEMBRE 2008. Ecco i risultati:


La Giuria ha così deciso:

la quarta poesia che parteciperà ufficialmente alla Finalissima è:


"AUTUNNALE"
dello scrittore Grisby (Renato Fedi)



AUTUNNALE

Se questo mondo
poi scendesse a precipizio
senza una cinta a tenerne i resti
il verso delle pieghe avrebbe un senso.

Fossero ripiegati
tutti i pensieri in massa
con una ciotola a farne ripostiglio
un solo uomo potrebbe averne il conto.

Ma qui si prende
e non si dà più indietro
quasi che il piede si posi rigirato
e nel camminare proceda claudicando.

Non ho la stoffa
per cucire una mantella
e resto nudo a vorticar nel vento
come una foglia raggiunta dall'autunno.





Congratulazioni al vincitore per essere arrivato in finale! !

Ora l'ultimo appuntamento con voi tutti è per la Super Finalissima.

Le 4 poesie finaliste che hanno vinto le manche mensili del concorso Un Battito d'ali 2008, saranno sottoposte ad un ulteriore giudizio tecnico da parte della Giuria (trovate i nomi dei giurati su questa pagina).
Ogni lirica verrà analizzata sotto il profilo lessicale, grammaticale, estetico, artistico, contenutistico. Si giungerà quindi a proclamare la composizione vincitrice assoluta della Edizione 2008 del Concorso.

I Giurati procederanno, nei prossimi giorni, alla revisione e allo studio dei testi.
Il giorno dell'Epifania, il 6 Gennaio 2009, pubblicheremo qui in home page il titolo della poesia più votata assieme al nome dell'autore/autrice.


A presto dunque e.. in bocca al lupo ai quattro scrittori in gara!


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LE POESIE SCELTE DALLA GIURIA
domenica, dicembre 14, 2008, 09:05 PM
AUTUNNALE

Se questo mondo
poi scendesse a precipizio
senza una cinta a tenerne i resti
il verso delle pieghe avrebbe un senso.

Fossero ripiegati
tutti i pensieri in massa
con una ciotola a farne ripostiglio
un solo uomo potrebbe averne il conto.

Ma qui si prende
e non si dà più indietro
quasi che il piede si posi rigirato
e nel camminare proceda claudicando.

Non ho la stoffa
per cucire una mantella
e resto nudo a vorticar nel vento
come una foglia raggiunta dall’autunno.




Grisby (Renato Fedi)




SANTIAGO 1/09/1973

Hai bevuto il sangue colato fra i monti
e su strade di porpora e viole
lasciasti disperate le tue orme
lacrime raccolte in pianto
a bagnare la terra d'uno stadio

I fuochi nel cielo
balbettavano fiamme
sui volti muti dei piccoli
le madri scotennate sugli occhi
i padri già morti tra i fiori
e chi gridava perse l'anima
sgusciando tra i denti il sole
all'alba
la cenere sparì con Dio



brugallantz




IO CADO VERSO IL CIELO

Quando i ciliegi fiorirono a gennaio
e la primavera cadde a frantumi
e le gambe seccarono
alle porte di giugno e luglio fu
soltanto notte

Tu venisti
cinta d'alba
sogno d'ali
sul ciglio del silenzio

e allora io caddi
nel cerchio dei tuoi occhi
e cado ancora

ma cado verso il cielo




raffaelemilite3




UN POSTO VUOTO

Venne il tempo

a sgranare giorni all’attesa

e il vento

si alleggerì delle sue ali



guardai

la cena al posto vuoto

e un giorno, che ricordo

mordere la paura

scrissi



scrissi di te

una parola d’ombra

indelebile



letta ancora

nel silenzio che mi guarda




~ © Nunzio Buono ~




VORREI ESSERE ORA DI QUERCIA SOLO UNA FOGLIA

Tacchi a spillo

radicavo in catrame

e vestita ero di doglie



Ero nera



Colava il trucco di resina e rosso

tendente all’arancio

e prostituendomi mordevo le labbra



M'abbracciavo alla quercia più vecchia

lungo il viale detto dei transessuali

timbrando la fronte con dediche e date

incise sul tronco da amori banali



Miti e mute

scivolavano a terra le foglie in autunno

e nelle orme ancora calde d’estate

la natura ci spingeva a pensare all'inverno



Mi denudavo coi rami

e pregavo che la quercia dormisse

mentre mi vendevo per comprarmi diversa

Poi fu primavera



Intagliarono un sigillo di femmina

nel mio essere donna di quercia



Una beffa il sigillo



Transessuale e diversa dagli altri

nell'ombra lunga che ha la morale

pago tangenti per ogni respiro

dal silenzio al cambio di nome



E' un altro autunno dopo un'altra estate

e sotto la quercia

di vesti è di nuovo un giaciglio

ma io non desidero più essere donna



Vorrei essere ora di quercia solo una foglia




EEFF (Elena Franchitti)




A FINE CORSA

Poi capita anche di asciugarsi
stendendosi al sole e coprendosi gli occhi
giocare un po' distratti a fare il cortese.

La stella cometa è passata donandosi
mentre il cipresso argentato ha preferito defilarsi
ed un imbuto di afonie si è fatto grida.

Tutto ciò ci lascia indifferentemente assenti
e concependo universi stolti e contorti
ne apprezziamo i codici criptati e le linee sottili.

Uno dietro l'altro ne traduciamo i lamenti
e li stendiamo accanto a noi ad evaporarsi
silenziosi e predittivi di futuri pleonastici.

Se fosse domani potresti acconciarti i capelli,
se fosse dopodomani andare a caccia di punti neri
altrimenti aspettare o farti aspettare in un caffè.

Eseguo e commento con cura ogni singola frase
attraggo e respingo sorsi di letture leggere
e arrivati in fondo si perde il filo del discorso.

Poi a fine corsa ti apro la portiera galante
ti sistemo con cura un velo sulle spalle
e con immutato affetto ti accompagno a casa




Attraverso




TERRA D'ULIVI

Serbano in corpo storie d'anni andati
le pietre poste ai piedi dell'ulivo
sudor di contadini comandati
nel compier rito antico a cuor giulivo


sembrano intrecci i fusti ed abbracciati
nel dispiegarsi uniti al ciel gaudivo
sostentamento dei rami argentati
è carico di pace quell'olivo


s'innalza al cielo come una preghiera
le fibre ingiunte quale invocazione
la terra va da murgia alla scogliera


s'allargano quei legni a protezione
il culto odierno come quello ch'era
un carro annuncia un mondo di passione




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OCEANO MIO

Amare la terra arrossata

al tramonto non mi bastò,

legasti il filo del mio tempo

e mi rubasti l’acqua dell’età,

un ultimo tuo dardo di luce

m’accartocciò come aspide

tra pietre di solitudine.

Sull’acre terra pianse

il vitigno privo

di voglie di sole.

Mi avessi ascoltata,

invece,

bruschi frulli di pazzia,

mugolasti al vento,

crescesti altrove.



Ora, Oceano mio,

eccoti qua,

m’ardi dentro, soffro, amo,

fiore non fiorito m’inganni.

Oceano mio,

trafitto l’ombelico della mente,

m’azzanni tra gorghi d’anima.

Ti conosco, schiumi burrasca

e presto

m’annegherai daccapo.




Sulfureo




ANIMA D'AUTUNNO

Nella procella del cammino
l'anima si rifugia
nel bosco dei respiri
stringendo
grappoli di pensieri aridi


... frutto amaro il dolore...


come un drago
asperge di fuoco
carne di paglia
trema la fiamma di cera
vestita di paura


... sussulta lo sguardo smarrito...


da una conchiglia
ascolto l'eco di un sorriso
intreccio primule di plastica
e lacrimo ghiande di cristallo
in questo giaciglio di ruggine




rocrisa




ADDIO

Il dolore ha lasciato per terra bambagia di sangue
sono fili tessuti da un ragno paziente che li ha riannodati
ora rotolano in balìa del vento che soffia feroce
le lacrime che ho pianto son fiumi profondi e il tempo non le asciuga
nel mio cuore cammina veloce quest'anno infinito
mi guardavi coi tuoi occhi verdi e mi chiedevi per quanto
carezzavo il tuo volto scavato e ti ravviavo i capelli
la clessidra lasciava passare i sui ultimi grani
ho provato a scaldare col mio il tuo corpo gelato
ma il gelo era in te, e non v'era calore nemmeno nel fuoco
Addio. Nei tuoi ultimi giorni le labbra riarse
non avevan parole, soltanto gorgogli di morte
un giorno mi hai preso le mani e le hai strette alle tue
con la voce più calda del mondo mi hai detto "Ti amo"
Poi più nulla. La morte ti ha preso leggera e ti ha avvolto nel manto
sul tuo volto non c'era dolore. Soltanto un sorriso.



Daishonin




A breve la Giuria leggerà ancora queste poesie e le voterà in forma numerica
esprimendo un indice di gradimento che andrà da 1 a 10.
Vincerà la lirica con il maggior numero di voti.

A presto


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