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10 Domande a CRISTINA BABINO
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Written by Luca Artioli   
venerd́, 02 marzo 2007
Innanzitutto, voglio complimentarmi subito con te per essere stata invitata a rappresentare il nostro Paese al “6° Meeting Internazionale dei Poeti”, che si terrà nella città di Coimbra (Portogallo) dal 24 al 27 maggio 2007. Un invito che sembra già essere una sorta di riconoscimento ufficiale del valore della tua poesia, se non per il fatto che in precedenza abbiano partecipato per l’Italia nomi del calibro di Maurizio Cucchi e Nanni Balestrini. Sarà un momento di aggregazione importante, occasione di tangenze fra poeti provenienti da ogni parte del mondo, portatori sani di un’arte che non conosce confini nelle diverse culture e nelle diverse lingue. Ce ne vorresti parlare meglio?

E’ un’occasione davvero importante e significativa, un’opportunità che mi dà grande gioia. L’invito è arrivato in modo molto singolare, e anche per questo mi ha sorpreso. Avevo mandato alcuni miei testi da me tradotti in inglese a degli amici americani, così da avere un riscontro sicuro da parte di lettori anglofoni. La responsabile del comitato organizzativo dell’evento era, davvero per pura casualità, lì con loro durante la lettura; ha apprezzato i miei testi e quindi mi ha contattato invitandomi a partecipare. Si tratta in sintesi di un meeting della durata di quattro giorni, organizzato con cadenza triennale dalla Facoltà di Studi Angloamericani dell’Università di Coimbra: sono previsti incontri, seminari, conferenze, e ovviamente reading dei poeti partecipanti in diversi angoli della città. Per l’occasione verra’ stampata anche un’antologia con una selezione dei testi presentati. Sono certa che sara’ un’esperienza stimolante e ricca di possibilità di confronto, conoscenza e dialogo.


Artisticamente parlando, le cosiddette “contaminazioni” finiscono spesso per dar vita a risultati apprezzabili quanto insoliti. L’esserti trasferita da qualche tempo a Bristol per motivi professionali ti sta dando l’opportunità di confrontarti con una cultura tradizionalmente ricchissima e cosmopolita come quella anglosassone. Credi che questo abbia influenzato o che influenzerà il tuo modo di fare poesia nel prossimo futuro?

Beh, il fatto di vivere all’estero un’influenza sul mio scrivere più recente l’ha senz’altro avuta. E’ un cambiamento sottile, di cui non percepisco ancora del tutto la portata e le dimensioni... Ma certo, essendo la mia poesia estremamente “mondana”, cioé tutta basata sull’osservazione del reale e del quotidiano, e trovandomi ora a vivere in un contesto altro da quella in cui sono nata e cresciuta, è ovvio che nei miei ultimi testi si nota una certa differenza di luoghi, di stimoli, ma soprattutto di angoli di osservazione.


Dopo aver conseguito riconoscimenti importanti in Italia (spiccano fra tutti due edizioni del “Premio Rebelais” nel 2004 e 2005, nonché il “Premio Under 29” al Poesia Festival di Modena del 2005) ti stai facendo conoscere anche oltremanica. Diverse liriche sono state infatti tradotte in lingua inglese, trovando spazio su riviste di settore importanti come “Aesthetica” e “Coffee House Poetry”. Quali differenze, ammesso che tu ne abbia riscontrate, hai potuto finora cogliere nell’approccio alla poesia tra un Paese come l’Inghilterra e l’Italia?

In generale, un’apertura e un’accessibilità decisamente maggiori qui piuttosto che in Italia. La cosa mi è confermata anche dall’esperienza di altri “colleghi” che hanno pubblicato in traduzione, magari ancor prima che in lingua italiana. Per la mia esperienza, farsi pubblicare in rivista all’estero è molto più fattibile che farlo in Italia: basta inviare i testi alle diverse redazioni e aspettare. Se sono ritenuti meritevoli di pubblicazione, vieni contattato ed entro breve ricevi la tua copia omaggio della rivista. E se invece i tuoi testi non sono ritenuti validi, ti viene data comunque una risposta. Le riviste letterarie italiane su carta invece sono piuttosto impermeabili a nuove collaborazioni e contributi, a meno di non potervi accedere grazie a qualche “tramite”. Pensiamo del resto allo stesso evento di Coimbra. Se un evento come questo avesse luogo in Italia, per prendervi parte occorrerebbe avere le solite “conoscenze”, essere “presentati” da qualcuno di più o meno influente, o magari far parte del mondo accademico, a garanzia di riconoscibilita’. E comunque questo non riguarda ovviamente solo l’ambito letterario, ma è una prassi ahimé diffusa, a cui spesso non ci si può altro che accomodare. E’ molto triste ma è così.


Nella prefazione alla tua raccolta “L’abitudine del cielo” (Blu di Prussia Editore, 2003) Alessandro Seri ti definisce “
un’iconoclasta anarchica della poesia”. Ti ritrovi in questa descrizione? Credi che la poesia abbia bisogno di originalità e che questa non si possa trovare se non in una sorta di anticonformismo letterario?

Beh, quella di Seri è un’affermazione fin troppo poetica e generosa... Ma certo credo fermamente nella ricerca in poesia, soprattutto nello scavare le potenzialità del linguaggio. Questo dà originalità e senso alla poesia, secondo me, ormai che l’originalità dei contenuti si è pressoché esaurita. L’anticonformismo sta per me nell’umiltà dell’esercizio continuo, nella continua ricerca, nel perseverare anche nell’incertezza dei risultati. Se l’anticonformismo, letterario o no, si risolve solo in un atteggiamento esteriore, non credo abbia granché d’originale.


In “Tonight on Channel”, una delle tue ultime poesie contenute nella silloge “Suite d’Inghilterra” (pubblicate sulla rivista on-line Nabanassar – www.nabanassar.com) lasci il lettore con questa chiusa: “
La tv non m’importa certe sere / che una vana gloria italica / di cuochi e mandolini / un certo glamour meidinitali / o vergogne nostrane / allevate in Stato brado / malcostume mesto gaudio.” È la voce amara ed ironica di una Cristina Babino che spesso si trova a riflettere su un’indolenza latente verso la realtà?

E’ semplicemente un testo ispirato all’immagine dell’Italia come arriva qui e come viene proposta dalla tv via cavo. Abbastanza sconfortante, dopotutto. Un’immagine estremamente semplificante, senza dubbio, ma non del tutto sbagliata.


Sei stata relatrice del seminario “Il ruolo del poeta nel XXI secolo” ad Ancona. Pensi che chi scrive poesia oggi possa essere oggetto di un preciso identikit?

No, non e’ possibile oggi come non lo era in passato. Il poeta, quello vero, e’ una figura trasversale, che attraversa tempi, i luoghi e le società.


Passione, tecnica, istinto creativo. Nella poetica di Cristina Babino in che percentuali troviamo questi elementi?

Beh, i tecnicismi in poesia non li amo e non li perseguo. Il che può essere un limite, o un carattere, dipende dai punti di vista. L’unica “tecnica” a cui mi sento fedele è l’esercizio di lettura e di scrittura. Scrivo per passione, ovviamente, e per moto senza dubbio istintivo, oltre che per necessità di dar forma a una propria rappresentazione del mondo.


Esiste l’ispirazione in poesia?

Sicuramente. A volte un testo nasce ed è già perfetto, nella sua finitezza. Questo riesco a spiegarmelo solo con l’ispirazione.


Su internet curi un blog personale (http://lacuginaargia.splinder.com), dove è possibile leggere alcuni dei tuoi lavori e dove regolarmente segnali i siti in cui vieni pubblicata e commentata. Nonostante la poesia sia ancora classificata genere “di nicchia”, quanto reputi importante avere oggi uno strumento in grado di darti visibilità e soprattutto di offrirti un confronto con un pubblico sempre più vasto?

Io lo ritengo senz’altro importante. Da quando mi sono trasferita in Inghilterra, questo è stato il mio unico modo di continuare a comunicare con le persone con cui condivido la passione per le lettere, e di instaurare nuovi e proficui rapporti con poeti, lettori e critici.


L’ultima domanda è sempre quella di rito: nuovi progetti in cantiere di cui ci vorresti svelare qualche anticipazione?

Progetti molto semplici. Continuare a scrivere, poesia e critica, continuare le mie collaborazioni a riviste letterarie. E forse, tra non molto, pubblicare una nuova raccolta.



Cristina Babino
è nata ad Ancona il 24 luglio 1976. Ha pubblicato la raccolta di poesie "L''abitudine del cielo" (Blu di Prussia, Piacenza, 2003 - prefazione di Alessandro Seri); suoi testi sono inclusi in varie antologie, tra cui "L'opera continua" (a cura di Giampaolo Vincenzi, Giulio Perrone Editore, Roma, 2005). Attualmente vive a Bristol.

Se volete leggere qualcosa di lei: http://www.nabanassar.com/suitedinghilterra.pdf

 

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