Skip to content

VolObliquo ArtePoesia

Tu sei in questa pagina: Home arrow Indice delle pubblicazioni su VolObliquo ArtePoesia arrow Arte arrow Critica letteraria 

Indice delle pubblicazioni su VolObliquo ArtePoesia arrow Arte arrow Critica letteraria

Results 1 - 10 of 10
Display #

1. AHIME', SGOCCIOLA IL LIRISMO
(Arte/Critica letteraria)

Author : La Redazione
DIALOGHI IN VERSI
23/5/2008
Ahimè, sgocciola il lirismo
MAURIZIO CUCCHI

Bartolomeo Smaldone ha buoni momenti di grazia lieve, eppure concreta, immagini semplici e comunque efficaci. Vada a capo meno spesso: «Così arrivi / come un sentiero/Come il raccolto ed il buon cane /Da tutte le pietre del mare /Per me arrivi /Uomo imperfetto / […]/Arrivi leggera /E prendi il tuo posto /Un angolo d'aria /Un bicchiere, un fiore /Un ricamo di vento e d'aghi d'abete». Ed eviti uscite sull'ovvio, tipo: «Non so cosa sia felicità /Né cosa sia poesia».

Bianca Madeccia mostra energia, e aspro temperamento: «Scrittrice di epitaffi sulle lapidi dei cimiteri /[…] / E sono così brava /che ho un camposanto tutto mio». Tende anche lei, a volte, all'uso di quel lirismo sgocciolante di cui sempre mi lamento: «Credo /negli echi /nelle ombre /nell'impalpabile /nei cori notturni sul mare».

Leone D'Ambrosio ha accenti moderatamente solenni di densa autenticità, insieme a un sapore di antico che potrebbe limitare: «La sera muore nel dimenticato cielo, /dorme il mare in un dimesso abbraccio /e scioglie l'arsura alla sorgente forestiera. /Ti vestirai da sposa nel sonno mio /e avrà gloria l'inverno nel cuore».

Il trentenne Alessio di Bartolo ha buone qualità, soprattutto nel lavorare su prosa e quotidianità con attenzione: «C'è trambusto al pianterreno. […]/Fa un freddo da perderci le mani /ed è l'unico pensiero finché /lenta si scioglie la mente». A volte, peraltro, perde efficacia in passaggi un poco sordi, opachi e impastati da limare: «Senza mai eccedere: /per il timore di non spaventare /chissà che cosa s'inventerebbe, quali / disastrose precauzioni». Niente di grave, ma quando economizza e torna conciso convince.

Chiudiamo con una poesia di Claudio Pagelli, dedicata all'artista L. C. Vegetti:
«Tiene gli occhi chiusi
nel suo profilo d'orgoglio
come un indiano che prega la sua terra.
Mastica, la memoria, il profondo
cuore dell'ascolto
per ogni cosa viva nel mondo -
il tuorlo della luce, il latte del seme
che cola nella vita
e il vento si mescola all'osso
dell'uomo che non ha segreti
nel fiato di una visione».

This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it

(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 24 maggio)

venerdì, 23 maggio 2008 |  1765 Hit(s) | (0 vote)

2. Persino il bancomat ispira
(Arte/Critica letteraria)

Author : La Redazione
Persino il bancomat ispira
MAURIZIO CUCCHI
Simone Fagioli cerca lievità melodiche, oscillando tra momenti di una certa grazia [«Di tanto in tanto /lungo i sentieri incantati /cammina distratta /qualche persona /che ritorna a casa,/o in una camera, sola»] e altri di sapore canzonettistico [«La musica che riempie la notte, /i vicoli e le strade dopo la mezzanotte, /sembra il rimedio ad una malattia /senza dolore ma che non andrà più via»].

«Noi poeti contumaci /svernati nei fondali delle foibe,/le rade piume incatramate d'inchiostro /siamo come corvi indaffarati /a radunare segreti sospiri di vento». Così scrive Giuseppe Mantovani, non male ed energico, anche se un poco forzato nella sua tensione, come gli accade spesso: «perché m'assale questo stringere di passione /che all'apparire d'occhi tersi di rilucente, spare, /come il mendicante che anelando verità /vi trovasse insperato rifugio e pace?». Attenui e sarà più credibile.

Anche Maurizio Gramegna mostra forza espressiva, ma calca la mano. Qui parte con linearità lodevole, poi le tinte drammatiche si fanno grevi «Il mondo che conosco sta in due finestre /una guarda al piano, l'altra alla collina. / /Si vive un'attesa che sa di sconfitta /che ancora odora di sangue e di ferita. /Si chiede solo il coraggio dell'orgoglio /come di un bimbo nella stanza buia /quando incatena il grido nella gola».

Luciano Conforti (in arte Lucciolo) gioca in versi asciutti e brevissimi sul bancomat … Be', in poesia si può teoricamente parlare di tutto … Un po' stravagante ma segnalabile: «sputa la banconota /impreco /finalmente è verde /pigio il 3 /rumoreggia e pompa /riparto /con la destra che sa di petrolio /e la macchina senza meta …».

Per concludere una poesia di Giovanni Nacca dedicata a Dino Campana: «Ci si nascondeva nel fruscio /delle ombre, le sere le sere /a contare la magia delle lucciole / come i giorni della vita. /Potevano bastare le dita /a prendere la linea nascosta? /gli occhi a scorgere i grumi /tra le lenzuola di un cielo /di vetro non più visto? /Correva spavaldo senza posa /nell'afrore dei giochi e nel fiato /delle corse il tempo amato. /Torna ancora quel riverbero /culla di un lento rimpianto /tutte le sere, le sere».

This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it


(fonte: Tuttolibri, del 15 marzo)

mercoledì, 19 marzo 2008 |  1974 Hit(s) | (0 vote)

3. L'inverno risparmia i gerani
(Arte/Critica letteraria)

Author : La Redazione
L'inverno risparmia i gerani
MAURIZIO CUCCHI
Francesco De Palo gioca sullo spazio della pagina come il Mallarmé del celebre Coup de dés e di certa avanguardia Anni Sessanta. I suoi testi mostrano una forte attenzione alla fisicità, e tutto sommato potrebbero agire meglio se impaginati normalmente: «Sàziati e cammina. Lo sai, / /tutto è connesso: / cuore, ventraia e cervello / Attento al battito / d'ali della Vanessa».

Giorgio Fendi ha invece un dire fluente, ampi versi organizzati in quartine, con l'evidente desiderio di realizzare una regolarità compositiva, una quadratura formale. L'effetto è abbastanza interessante, anche per la ricchezza di situazioni e immagini proposte, e per il buon equilibrio di tono e linguaggio: «Alla fine di questo giorno sul'ultimo gradino / prima di scomparire dalla vista, ti saluto. Scosto / lo zerbino amaranto con la punta del piede, così, /di scatto, la porta si chiuderà alle mie spalle. // Fuori stupisce un inverno che risparmia i gerani». Un consiglio: provi anche nuove misure, nuovi ritmi.

Si firma soltanto Elisa, e le rispondo soprattutto per pregare chi mi scrive di firmare per intero. Diversamente sarò costretto a cestinare. Quanto ai versi di E. trovo che manifestino tensione e concisione con qualche forzatura retorica e una versificazione forse ancora troppo spontanea: «Mi ricordo ancora di voi. //Vi vedo, come allora, /incatenati al vostro /destino di attesa /e di rimpianto. /Condannati a morire /lentamente, a divenire /sangue, silenzio e lacrime».

Ferigo Zeno ama procedere con scioltezza melodica e con auto di rime piuttosto povere: «Scivola silenzioso il veliero sul mare, /dal soffio degli alisei sembra farsi trasportare; /volteggiano i gabbiani ad ali aperte, /anche le parole della gente son coperte /dal loro squittìo selvaggio,/quasi fosse latore di un messaggio». Cerchi dunque soluzioni meno facili.

Per concludere Beno Fignon, che ha scritto versi e circa 4000 aforismi, a volte arguti a volte vicini alla poesia: «Ogni giorno esplode un sole e, collassando la sua luce, nel buio se ne vedono le scintille. Così respira ogni mondo». «Stava di fronte a Dio e di fronte alla morte, per essere gradito interlocutore del primo e sgradito cliente della seconda». «L'assoluto poetico. Non c'è verso: Dio va a capo ogni volta che fa nascere un uomo».

This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it

(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 8 marzo)
venerdì, 07 marzo 2008 |  1993 Hit(s) | (0 vote)

4. Ho dato 4 pugni al cuore
(Arte/Critica letteraria)

Author : La Redazione
Ho dato 4 pugni al cuore
MAURIZIO CUCCHI

Paola Robino Rizet mostra vivacità e scioltezza: «Non ho valigie, e son senza percorso /chiedetemi semmai, di ritornare /al mio bagaglio notturno e un po' briccone /Al sonno ottuso delle prime ore /Al corpo senza ombre e volontà, che respira /oscurità /all'impronta lunata del cuscino mio, fatto di piume». Cerchi, semmai, un po' meno la brillantezza e la battuta, curando di più il dettaglio nel verso.

Anche Alessandro Corroppoli ama le uscite estrose, che possono peraltro risultare troppo leggere: «Ho dato quattro pugni al cuore /Quattro me ne ero dato anche martedì, /la mia barba è sbronza, gli abiti lisci. /Non è noia o malumore è /l'incessante condivisione / Con il mio essere».
Quando gioca di meno convince un po' di più: «Ricorda l'anonimato non paga non paga più. /il naufragio coerente è un presente sterile /tra i brividi e il ventre./Già l'intimo pudore delle piccole cose è calore e gioia».

Giuseppe Cappello ha un pronuncia sicura e buona quadratura formale: «Su mille volti in inverno ho costruito la mia casa, /fragili fondamenta le sue fra le vostre anime /Nella notte la luce della luna,/straziante eredità di un crepuscolo sofferto, /speranza vitale di una nuova aurora». Gli converrebbe moderare accenti troppo letterari o eruditi: «Dalla penna dell'evangelista la spada dell'agape /Astratto volere ed energia per brandirla /I giorni del sudore, del sangue e delle lacrime».

Stefano Mura ha invece modi di più lineare, prosastica asciuttezza: «Queste epifanie /sono fantastiche /si ritrovano cose perdute /in ottime condizioni //luoghi trasformati /salvati dall'oblio». Purché non si appiattisca eccessivamente: «periodi di grazia senza seccature //niente perdite di tempo».

Infine una poesia di Massimo Dagnino:
Marie Antoinette
«
L'orizzonte rimandava a se stesso
nella geometria del parco - anima avulsa - la Corte
un animale che si muove.
La frontiera fra alberi, figure
sparpagliate; in attesa dei gesti
ripetuti nell'ossessione del senso.
All'alba l'ovale del viso mostrava
un'adolescenza arborea.
Il propagarsi dell'abito nell'arabesco
».

dialoghi@la stampa.it

(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 1° marzo)


venerdì, 29 febbraio 2008 |  1999 Hit(s) | (1 vote)

5. Come il gatto di Alice
(Arte/Critica letteraria)

Author : La Redazione

Come il gatto di Alice
MAURIZIO CUCCHI
Filippo Reina, diciassettenne anni, promette bene. Ha fiato largo, equilibrio nei toni: «Rimpiango i viali /ancora calmi e inondati /di polvere./Sulle sponde la meraviglia /di palazzi che negli occhi /esplodono in dettagli e /nelle pretese muoiono di fame./ /Tutti come onde /nella minuzia di Roma». Cerchi però di sottrarsi alla tentazione di un dire troppo «rotondo».

Anche la torinese Lia Moccia ama descrivere luoghi esterni e paesaggi, e anche nel suo caso il respiro è ampio, il dire corretto con tendenza a un certo tono «classico» a tratti forzato: «Assaggio di vacanza, di mare,/sotto un cielo tratteggiato /da vento, sole e scrosci di pioggia. / /C'è profumo di buono: /di colori, di terra, di sole, di fiori, di mare, /in questo giorno di vacanza bagnato».

Fabrizio Proietti, pizzaiolo romano di 23 anni, scrive d'amore, come molti. Lo fa con mosse parzialmente a sorpresa [«Con me ho sempre il tuo respiro /nella pelle che per questo profuma /le sensazioni che dà le trasmetto a una biro /la mano trema e il cuore è una piuma»]e altre stereotipate: «Su di me sento sempre i tuoi baci /sul corpo che brucia a poco a poco /il calore che ho mi fa dire quanto mi piaci». Tagli e curi di più l'armonia del verso.

Alberto Gattel ha pronuncia energica, tensione morale e attenzione alla concretezza delle cose, anche se a volte il lavoro di lima sembra incompleto: «Oggi come allora, finite le battaglie, /nascosti i fucili sotto le tegole, /tua madre mi ha donato cioccolata e sigarette /dalle sue mani alle mie senza mai incontrarmi». Quando la prosa è meno debordante migliora: «Va bene, qualche cosa in noi ha riso /dopo il brindisi alla confusione,/ma come il gatto di Alice /la nostra voce era sola assieme ai denti».

Infine due poesie di Bruno Colaiezzi, milanese, classe '64.
«
Ci districhiamo al sole
della morta laguna
come ragni o figure
piramidali.
Qualcuno va su fino al punto
più aguzzo, affoga».
***
«Vado
nel cuneo disordinato delle cose.
Anche questo ha un senso
o far niente;
il semplice esercizio
del giorno ci sostiene
come di vedetta
un nemico
»

This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it

(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 23 febbraio)

venerdì, 22 febbraio 2008 |  1781 Hit(s) | (2 votes)

6. Coperte di bugie, non di Linus
(Arte/Critica letteraria)

Author : La Redazione
di MAURIZIO CUCCHI

Francesca Rosignoli, ventenne romana, lavora con indubbia destrezza e varietà di umori su misure e forme tradizionali: «Il sospetto mi fu così compagno, /coperta di bugie e non di Linus, /ti ho fuggito senza alcun guadagno. //Si può forse venir meno a uno status ? /Senz'armi e con parole un po' in affanno, /t'amo ancora, sed bene velle minus». Riduca la quota di virtuosistico artificio.

Almina Madau alterna buone uscite a troppi versi scontati [«Mi cullo in braccio ai sogni»] o maldestri: «Rimette i vestiti l'anima mia, /riprende la via». Lavori di più sul verso, tagli i passaggi espressivamente inerti, e cerchi di distinguere e portare in salvo gli spunti lirici più efficaci: «sospesa in bilico a guardare, /rapidi voli di esseri speciali».

Anche Andrea Palla, venticinquenne studente milanese, non disdegna l'ovvio: «Polvere eri e polvere /tornerai ad essere ancora /di sabbia e fuoco gelido». Si riscatta a volte: «Nell'eterno ritorno di giorni /la mano è ricoperta dal vento», oppure: «Oggi cammino in ombre di cristallo: /Mi vedo in trasparenze di memoria». Deve acquisire maggiore consapevolezza, con la lettura e l'esercizio.

Daniele Bersano, 18 anni, si definisce studente e blogger. Manda un testo che intitola Esistenzial fattore, dove parte in modo adolescenziale [«Non conto niente, /Non contiamo nulla. /Conteremo mai qualcosa?»], migliora un poco proseguendo [«Sguardi glaciali, passi affrettati, /Movimenti di meccanicistica fattura»] e si concede comunque tensioni esasperate, enfatiche: anche per lui, dunque, occorrono confronti più serrati con la poesia contemporanea migliore e tanto lavoro di paziente artigianato.

Una poesia di Massimiliano Marrani per concludere:
i caterpillar
spingono maiali senza marchiatura
rovesciati mezzo morti sull'A1
sotto la scritta danny rose
in coda alle auto
ho dato un nome alla mia scarpa destra
e un peso specifico
alla donna che porto raccolta
sul labbro superiore
il sangue sull'asfalto
è un lungo momento nero
che cediamo per annientare l'altro
in privata sede


This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it

(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 2 febbraio)
lunedì, 04 febbraio 2008 |  1846 Hit(s) | (0 vote)

7. Il declino di Kay Scarpetta
(Arte/Critica letteraria)

Author : Monica Rustici
Quando diciassette anni fa (1990) uscì il primo libro di Patricia Cornwell, da appassionata giallista acquistai subito la mia copia di POSTMORTEM e ne rimasi deliziata, tanto da non lasciarmi sfuggire in seguito l'uscita delle sue opere. Per molti anni ho atteso di poter leggere i sequel di quel primo romanzo, perchè il personaggio dell'anatomopatologa Kay Scarpetta mi piaceva e c'era in ognuno dei libri successivi una specie di trait d'union, pur avendo ciascuno una propria trama. Ogni anno ne pubblicava uno ed era diventato, per me, un appuntamento estivo. Così lessi OGGETTI DI REATO, QUEL CHE RIMANE, INSOLITO E CRUDELE, LA FABBRICA DEI CORPI, IL CIMITERO DEI SENZA NOME, CAUSA DI MORTE, MORTE INNATURALE, PUNTO DI ORIGINE fino ad arrivare a CADAVERE NON IDENTIFICATO (e siamo nel 1999). Nel frattempo, nel 1996, l'autrice aveva tentato una variazione sul tema scrivendo un racconto (IL NIDO DEI CALABRONI) dove cambiavano i protagonisti, cosa che bissò nel 1999 con CROCE DEL SUD. Non mi piacquero gran chè, a dire il vero, rimasi fedele a Kay Scarpetta. Con CADAVERE NON IDENTIFICATO inizia una specie di mini-saga all'interno della sua produzione, dove fa la comparsa Jean Baptiste Chandonne, il lupo mannaro, protagonista anche dei successivi L'ULTIMO DISTRETTO e CALLIPHORA, che chiude la trilogia. E' in questo lasso di tempo (tra il 2000 e il 2003) che la Cornwell si è dedicata a un altro progetto che, secondo me, ha interrotto il fluido della sua vena artistica: ricostruire la vera storia di Jack The Ripper, con ricerche storiche varie, per elaborare una sua teoria sulla vera identità dello squartatore di Londra. Nasce così RITRATTO DI UN ASSASSINO, un volume poco interessante e mortalmente noioso, tanto che non sono riuscita a finirlo (cosa che mi capita molto raramente). La conseguenza è stata che mi sono disinnamorata dei suoi libri, lasciando languire sugli scaffali della mia libreria le copie di CALLIPHORA e di PREDATORE, avuti in regalo e non ho acquistato nemmeno LA TRACCIA nel 2004. Due estati fa ho voluto darle una seconda chance: ho saputo che negli States era uscito il nuovo romanzo AT RISK e volevo decidere se valeva la pena farci un pensierino non appena fosse arrivata la traduzione italiana. Così ho letto i due romanzi languenti.
CALLIPHORA è mediocre. La trama è scontata, i personaggi ripetitivi, la narrazione non scorre, manca di ritmo. Il finale poi non è degno di lei, sembra caduto dal cielo per caso, come un Deus Ex Machina di infimo livello. Ennesima noia mortale.
PREDATORE addirittura non sembra nemmeno scritto dalla Cornwell, tanto è diversa la narrazione: anche lo stile è cambiato e in peggio. Alcuni personaggi sono diventati la caricatura di sè stessi (vedi PETE MARINO). Tirando le somme di tutto questo, abbiamo assistito al declino di Kay Scarpetta, forse è meglio che vada in pensione. Certo è sicuramente difficile reggere un personaggio per tanti anni attraverso ben 14 libri e, soprattutto, non tutti hanno la fortuna di chiamarsi Agatha Christie o Georges Simenon!
Ora è uscito anche l'ultimo suo lavoro sulla dottoressa Scarpetta, IL LIBRO DEI MORTI: ho deciso che non lo acquisterò, non sprecherò 19 euro oppure li investirò in qualcosa di più promettente, il nuovo romanzo di Simona Vinci STRADA PROVINCIALE TRE.
giovedì, 20 dicembre 2007 |  2016 Hit(s) | (1 vote)

8. Argini stelle pilastri
(Arte/Critica letteraria)

Author : La Redazione

MAURIZIO CUCCHI

Fabio Difonzo, ventiduenne studente pugliese di matematica, ha modi di un complessa densità che risultano quasi sempre interessanti, già più che promettenti. «E' impossibile seguire /quel verso già tracciato, vola via /insieme alla mia vista. Non c'è diga, /solo gli argini d'un rivo secco, oltre /l'attenzione. Impiastro maldestro d'aria». A volte tende a impreziosire il testo con arcaismi o forzature di cui, maturando, si accorgerà di poter fare a meno: «Or scendo le scale /squassate da colpi negletti di anche. / /Le vie senza volto, con l'alte chiome».

Matteo Pugliares, frate francescano-cappuccino, ha tratti di viva semplicità: «Poi, giocherai con i bimbi, /piangerai con le madri. /Accadranno strani eventi». Rivela anche, peraltro, una vistosa ingenuità che lo trattiene al di qua della poesia: «abiterai tra le stelle /e bacerai la luna /senza sapere ancora /che hai ritrovato /l'AMORE».

Il ventottenne Luca Luciano scrive fluenti poesie visionarie, dotate di estro, energia, e sconfinanti spesso in una bizzarria da sottoporre a maggior controllo: «I cimiteri attraversandoli /Sono cave di pilastri /Tutti gli uomini, ti prego, /Sanno mangiare le fotografie / /Io non posso far oltre che fissarle /Darne aria come canneti o come indiani /Poiché le anatre mi inseguono / /Io ho la testa così bianca /Le mie dieci lune /Sono un odore che già avevo riconosciuto».

Buon lavoro, quello di Cesare Viola, tra concreta e problematica attenzione al quotidiano e riflessione: «O starsene indifferenti /con la lama nel miele /a contarsi gli anni nel paltò /e tra le fenditure delle rughe». In ogni caso non ecceda: «Sentire lezzo di banconote /(oh! certo, pecunia olet:)».

Una poesia di Stefano Leoni,di Forlì:
«So d'aver letto stamattina, nel volo
immensamente impertinente del giornale,
che la madre ha ucciso la bambina.
Ne ha fatto un mucchio di carnina bianca -
che il rosso si è perduto in un istante -
Siamo sgomenti lungo i cappuccini, lacrime
impastano la pausa del caffè, si sparla.
Si grida, una sommaria mandria di condanne
rimpolpa la giornata di parole, verità,
prendendo una distanza, suggerendo
il chi, il dove, il quando e il come
».

This e-mail address is being protected from spam bots, you need JavaScript enabled to view it

(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 8 dicembre)
martedì, 11 dicembre 2007 |  2034 Hit(s) | (0 vote)

9. I silenzi
(Arte/Critica letteraria)

Author : Andrea Garbin
Vorrei aprire una discussione apparentemente puramente filosofica ma che in realtà riguarda proprio la poesia.
In questo mondo dove tutto, e dico tutto, letteratura compresa, tende a passare rapidamente, c’è bisogno di silenzi. Cosa sono per voi i silenzi, come e perché li evitate, come li affrontate, come li cercate, sono loro che vi trovano o siete voi che li trovate? Credo che la poesia moderna, e la letteratura in generale, abbiano bisogno dei silenzi, lo credo perché ...


sabato, 09 giugno 2007 |  2572 Hit(s) | (1 vote) | Read more...

10. Michail Bachtin
(Arte/Critica letteraria)

Author : La Redazione

Michail Bachtin: "lo stile è l'uomo".
Linguaggio e scrittura: una raccolta di articoli scritti da Bachtin a cavallo tra gli anni Venti e Trenta. Dialogicità e plurivocità alla base della parola e della letteratu...
http://www.railibro.rai.it/articoli.asp?id=424

 

sabato, 24 marzo 2007 |  3389 Hit(s) | (0 vote)

  
Top

Login utenti

Menu principale

Home
La vostra Arte
Autori che scrivono qui
Come si usa questo sito
Libro degli ospiti
VolObliquo su Splinder
Inserisci il nostro Banner
Segnala questo sito

Vi presentiamo..